
Il Giappone Raddoppia
di The Games Market Redazione16 ottobre 2026
Heritage Showcase 44350, ottobre 2026: 88 lotti, tutti giapponesi, uno Zelda su disco da 35.000 dollari, gli shikishi autografati di Miyamoto e Tajiri fra i primi cinque e il miglior incasso dell’anno fra le Showcase. Dieci grafici e cinque tabelle, con un capitolo sul prezzo del CIB, la copia completa di scatola ma aperta, misurato su otto aste Heritage del 2026.
L'asta: meno lotti, molti più soldi
La Showcase 44350 di Heritage Auctions, chiusa l’8 ottobre, è la seconda sessione del 2026 dedicata per intero al Giappone, dopo la 44339 di febbraio. Stesso formato, stesso perimetro: solo edizioni giapponesi, dal Famicom alla PlayStation 4, con in più sette shikishi (i cartoncini da autografo giapponesi) firmati dagli autori di Nintendo e Game Freak, e un bento box di latta del 1986. Una premessa per orientarsi, come sempre: Heritage è la grande casa d’aste texana, i prezzi sono in dollari e i compratori in gran parte americani. La leggiamo dall’Europa perché gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento del collezionismo videoludico, e queste sessioni ne sono il termometro.
I numeri cambiano scala rispetto a febbraio: 88 lotti contro 140, ma un incasso di 300.369 dollari contro 219.820. Il 37% dei lotti in meno, il 37% di denaro in più. La media per lotto è più che raddoppiata, da 1.570 a 3.413 dollari, la mediana sale da 1.000 a 1.125. È la Showcase più ricca dell’anno, per incasso e per media, e la prima a superare i 300.000 dollari. Come sempre abbiamo ricostruito l’asta lotto per lotto: titolo, piattaforma, certificazione e aggiudicazione di tutti gli 88 pezzi sono nel foglio di calcolo allegato.

Le performance: nove lotti fanno il 61%
Nelle aste di videogiochi sigillati il valore si concentra in vetta, ma qui la vetta pesa come in una Signature: il top lot vale il 12% dell’incasso, i primi tre il 30%, i primi dieci il 64%. È la concentrazione più alta fra le sette Showcase dell’anno: nelle altre sei la top ten era rimasta fra il 27% e il 51%. Gli altri 78 lotti fanno il 36%: un’asta a due piani, con nove trofei sopra i diecimila dollari e un corpo di collezione sotto.

La distribuzione per fasce lo conferma. I nove lotti da diecimila dollari in su valgono il 61% del totale; i tre fra cinque e diecimila un altro 8%. Sotto, il mercato di tutti i giorni: 14 lotti fra duemila e cinquemila dollari, 23 fra mille e duemila, 23 fra cinquecento e mille e 16 sotto i cinquecento: questi ultimi, insieme, non arrivano al 2% dell’incasso. Quarantanove lotti su 88 arrivano almeno a mille dollari.

Quanto costa il lotto tipico, piattaforma per piattaforma? Il Famicom Disk System sta a parte: tre lotti, mediana 12.500 dollari, due Zelda e un Super Mario Bros. 2. Poi il Game Boy a 4.125, trainato dai quattro Pocket Monsters, il Nintendo 64 a 3.250 e il Game Boy Color a 2.375. I sette shikishi hanno una mediana di 1.500 dollari; il Famicom a cartuccia, la piattaforma più numerosa con 17 lotti, si ferma a 1.000. Super Famicom, GameCube e PlayStation stanno fra 600 e 850 dollari: il 16 bit giapponese costa meno dell’8 bit e un quinto del Game Boy.

I record: lo Zelda su disco vale due volte il record delle Showcase
35.000 dollari per Zelda no Densetsu: The Hyrule Fantasy, l’originale del 1986 per Famicom Disk System, certificato CGC 9.0 con sigillo A+, prima produzione con la scritta gialla Disk System. È l’aggiudicazione più alta mai registrata in una Showcase del 2026: il precedente era 17.500 dollari, toccati due volte, a gennaio e a febbraio. Dietro, a pari merito a 27.500, un titolo e un autografo: Makaimura, l’originale giapponese di Ghosts ’n Goblins, nella copia con il voto più alto del censimento VGA, e lo shikishi di Shigeru Miyamoto con Mario e il fiore di fuoco.

$35.000 Record assoluto · Lotto #79009. Zelda no Densetsu: The Hyrule Fantasy, CGC 9.0 A+ Sealed, scritta gialla Disk System, prima produzione. Famicom Disk System, 1986. Il primo Zelda nella sua forma originale, su dischetto, sigillato.
$27.500 Secondo · Lotto #79010. Makaimura, VGA 90 Unopened. Famicom, 1986. Capcom in edizione giapponese, il voto più alto del censimento VGA per questo titolo: un primato di conservazione, non solo di prezzo.
$27.500 Secondo a pari merito · Lotto #79088. Shikishi autografato da Shigeru Miyamoto con Mario e il fiore di fuoco, 2004, firma autenticata PSA. Non è un videogioco: è un disegno firmato dal suo autore, e vale quanto Makaimura.

Gli shikishi fanno un quinto. Sette cartoncini autografati dagli autori di Nintendo e Game Freak valgono insieme 61.800 dollari, il 21% dell’asta, con una mediana di 1.500. Tre stanno fra i primi nove lotti: Miyamoto a 27.500, Satoshi Tajiri (il creatore di Pokémon) a 18.750, Yoshio Sakamoto con Metroid e Samus Aran a 11.875. Gli altri quattro non superano i 1.500 dollari: Kazumi Totaka con K.K. Slider, Hironobu Yoshida con Drill Dozer, due Masamichi Abe con Pikmin e Metroid a 500 e 425. La firma è autenticata da PSA, ma non è un voto: è una verifica di autenticità, e la quotazione la fa il nome. A questi si aggiunge il bento box di latta di Super Mario Bros. del 1986, 1.250 dollari per uno dei primi oggetti di merchandising di Super Mario.
Guardando alle saghe, tre nomi fanno il 56% dell’asta. Pokémon guida con 12 lotti per 63.125 dollari, il 21% dell’incasso e una mediana di 4.375: i quattro Pocket Monsters per Game Boy valgono da soli 42.750. Zelda segue con sette lotti per 56.969 dollari, il 19%, grazie ai due dischi; Mario con nove lotti e 46.877 dollari, il 15,6%, contando lo shikishi di Miyamoto e il bento box. Dragon Quest è quarto con tre lotti, ma 21.250 dei suoi 21.975 dollari vengono da un solo pezzo. Final Fantasy, cinque lotti, non supera i 6.169 dollari.

Lo stesso titolo, prezzi diversi: cinque punti di voto quasi triplicano il prezzo, ma una volta sola
Due copie di Pocket Monsters Snap per Nintendo 64, stessa edizione del 1999, entrambe Unopened: la VGA 95 si aggiudica 4.750 dollari, la VGA 90 si ferma a 1.750. Cinque punti di voto, un fattore 2,7. È il caso più netto dell’asta in cui il voto decide il prezzo. Altrove il voto non ordina: Final Fight in VGA 85+ fa 938 dollari, Final Fight Guy in VGA 90 ne fa 513; Metal Gear Solid 2: Substance in VGA 90 e Metal Gear Solid 3 in VGA 85+ chiudono entrambi a 625; Tetris per Famicom in VGA 90 vale tre volte il Tetris per Game Boy in VGA 80+. E dove serie e voto coincidono, coincide il prezzo: Crash Bandicoot 2 e Crash Bandicoot 3, stessa certificazione VGA 85+, 1.375 dollari ciascuno.

La nuvola dei voti racconta il resto. Sulla scala VGA i tre quarti dei titoli stanno fra 85+ e 90+, e le mediane di 85+, 90 e 90+ sono quasi piatte: 938, 1.094 e 1.156 dollari. Sulla scala CGC l’ordine si rovescia: i due 9.0 hanno una mediana di 18.094 dollari e i due 9.2 di 7.313, perché fra loro stanno i due Zelda su disco; i tre 9.6 (Double Dragon II, Super Contra e Zelda DX) non superano i 2.000. Il grafico ha due pannelli perché le scale sono diverse: CGC, PSA e Wata votano in decimi fino a 10, VGA in punti fino a 100. È la lezione di ogni asta giapponese: il grading certifica lo stato, il titolo e la tiratura fanno il prezzo.

Il prezzo del CIB: quanto costa aprire la scatola: la misura su otto aste del 2026
Quattro lotti di questa asta sono CIB, completi di scatola, cartuccia e manuale ma aperti, e uno è una cartuccia sola: cinque pezzi su 71 titoli singoli (console, shikishi e bento box esclusi), troppo pochi per una regola. Per misurare il peso del sigillo abbiamo quindi messo insieme le otto sessioni Heritage del 2026 che l’Osservatorio ha schedato lotto per lotto (sette Showcase e la Signature 7454 di agosto): 698 titoli, 635 sigillati, 60 CIB e tre cartucce sole. Le copie Unopened e Unused, nuove ma senza pellicola, contano fra i sigillati. Il primo dato sorprende. La mediana dei CIB, 1.250 dollari, e quella dei sigillati, 1.251, sono la stessa, a un dollaro di distanza. Non perché il sigillo non valga, ma perché in asta arrivano solo i CIB che meritano una certificazione: prime produzioni, titoli di lancio, Pokémon. La media racconta l’altra metà: 2.578 dollari per i CIB contro 6.186 per i sigillati, dove pesano i trofei della Signature di agosto.

Il confronto giusto è a parità di titolo. Nel 2026 ci sono 19 titoli passati in asta sia sigillati sia CIB, sulla stessa piattaforma, 25 copie CIB in tutto. Titolo per titolo, la copia CIB vale in mediana il 14% della sigillata: su 100 dollari di sigillato, il CIB ne fa 14, e aprire la scatola costa sei settimi del prezzo. Ma la forbice è enorme, dal 4% all’89%, e segue una regola leggibile. Il divario è massimo sui titoli che nelle Signature sono diventati trofei: Final Fantasy II per SNES, CIB in CGC 9.6 a 2.000 dollari contro i 45.000 di una copia sigillata PSA 9.6; Ice Climber al 5%, Clu Clu Land e Hogan’s Alley al 7%, Super Mario Bros. all’8% con sei copie CIB fra 1.375 e 31.250 dollari contro i 37.500 di mediana delle sigillate. Lì il mercato del sigillato è salito, quello del CIB no.

Il divario si chiude dove il sigillato non è ancora un trofeo o dove il CIB è esso stesso raro. Wild Gunman, PSA 9.6 CIB a 7.813 dollari contro 8.750 di una PSA 9.0 sigillata: 89%. Ikari Warriors all’84%. E soprattutto Pocket Monsters Aka: le due copie CIB dell’anno, la CGC 8.5 di prima produzione di questa asta a 12.250 e una PSA 8.5 a 12.500 nella Signature di agosto, valgono il 79% della mediana delle sigillate. Nel caso di ottobre il confronto è interno alla stessa sala: il CIB di prima produzione, con il codice a barre grande, a 12.250 dollari, e una copia di produzione successiva nuova e mai usata, VGA 90+, a 15.625. La variante ha compensato quasi tutto il sigillo. Pocket Monsters Midori, stesso voto, stessa prima produzione, si ferma invece a 5.500, il 37% delle sigillate dell’anno: la prima produzione pesa sul rosso, non sul verde.

Gli altri tre pezzi aperti di questa sessione dicono quanto conti il titolo. La cartuccia sola di Super Mario RPG, Wata 9.6 e firmata dal character designer Kazuyuki Kurashima, fa 625 dollari, il 71% della copia sigillata VGA 85+ passata a febbraio. I due CIB moderni con autografo, Fire Emblem Kakusei per 3DS firmato da Yusuke Kozaki e Shining Wind per PS2 firmato da Tony Taka e Tsuyoshi Sawada, chiudono a 300 e 169 dollari (il secondo è il lotto più economico dell’asta). Nell’anno non hanno una copia sigillata con cui confrontarsi: contro la mediana dei sigillati di questa asta valgono fra il 16% e il 29%. La firma dell’illustratore non ha spostato nulla. Due dettagli completano il quadro dell’anno. I CIB giapponesi hanno una mediana di 813 dollari contro i 1.375 degli americani. E a certificarli sono quasi solo PSA, Wata e CGC: VGA, che domina il sigillato giapponese, ha un solo CIB su 60.
Cosa ne ricaviamo. Il CIB non vale una quota fissa del sigillato, ma fra il 4% e l’89%, e la quota dipende da tre variabili, in ordine di peso: quanto vale già il sigillato di quel titolo; se la copia aperta porta una variante che il sigillato non ha, come la prima produzione dei Pocket Monsters; quanto è recente il titolo, perché sul moderno il CIB vale una frazione. È la ragione per cui TGMGrading valuta il completo di scatola come un oggetto a sé, con un giudizio documentato su scatola, cartuccia e manuale e lo stesso rigore riservato al sigillato: il mercato lo prezza così, non come un sigillato scontato.
Nicchie e sorprese: Dragon Quest moltiplica per sei, Sonic si ferma a mille
Dragon Quest fa sei volte febbraio. La copia VGA 85+ dell’originale del 1986 si aggiudica 21.250 dollari. Otto mesi prima, nella sessione giapponese di febbraio, una Dragon Quest in VGA 85 aveva chiuso a 3.500. Mezzo punto di voto non spiega un fattore sei: spiegano di più la sala, il momento e due compratori decisi. È il promemoria di ogni asta: a parità di titolo e quasi di voto, il prezzo resta un evento, non una tabella. Dragon Quest IV, CGC 9.4, nella stessa sala, fa 300 dollari.
Il Famicom senza i suoi trofei. Venti lotti fra Famicom e Disk System hanno una mediana di 1.219 dollari. Ma tolti Makaimura e Dragon Quest, i quindici Famicom a cartuccia restanti valgono 15.588 dollari in tutto, mediana 938: Sweet Home, l’horror Capcom del 1989 da cui discende Resident Evil, a 2.500; Wrecking Crew in CGC 9.4 a 2.250; Tetris di Bullet-Proof a 1.563; Super Contra, Ultima e Dragon Quest IV fra 300 e 813. L’8 bit giapponese è un mercato di pochi trofei e molti titoli a tre cifre.
Sonic da mille dollari. Sonic the Hedgehog 3 per Mega Drive, VGA 95+, una delle due sole copie giapponesi registrate nel censimento VGA, si ferma a 1.000 dollari. La rarità di popolazione, su Sega Giappone, non si traduce in prezzo: il titolo ha un pubblico americano e uno europeo, non ancora uno giapponese. Nella stessa logica le PlayStation: 18 lotti fra PS1, PS2, PS4 e PSP valgono 19.504 dollari, il 6,5% dell’asta, con una mediana di 844. Biohazard 2 a 625, Metal Gear Solid 2 a 625, Parasite Eve II a 179.
Le console valgono poco. Sette console sigillate fanno 11.863 dollari, il 3,9% dell’asta, con una mediana di 1.500: il Net Yaroze, il kit di sviluppo PlayStation del 1997 in VGA 85+ Qualified, a 3.250, la PlayStation 4 del ventesimo anniversario in VGA 95 a 2.875, la DSi Reshiram & Zekrom con Pokémon White a 1.500. A settembre la stessa DSi in edizione britannica, VGA 90+, aveva fatto 3.750 dollari: la versione giapponese vale meno della metà. In fondo, il Neo Geo Pocket in livrea mimetica a 425 dollari.
I grader: VGA per numero, CGC per valore
VGA certifica 61 lotti su 88 e il 48% dell’incasso, 144.212 dollari, con una mediana di 1.000. A febbraio, nell’altra sessione giapponese, valeva l’85% dell’incasso. La differenza la fa CGC: 13 lotti soltanto, ma 84.862 dollari, il 28% dell’asta e una mediana di 2.125, perché nelle sue teche stanno i due Zelda su disco, i due Pocket Monsters CIB di prima produzione e il Super Mario 64 Shindō. PSA ha quattro lotti per il 2,4%, Wata due per lo 0,3%. La fetta grigia è il quinto dell’asta che nessun grader ha votato: i sette shikishi e il bento box, 63.050 dollari.

La lettura per TGM. Il giapponese resta il territorio di VGA per i volumi, ma i record di questa asta portano un altro timbro. CGC ha raccolto il 28% del denaro con il 15% dei lotti, PSA e Wata insieme non arrivano al 3%. Quando un mercato cambia grader sui pezzi di punta, il collezionista deve saper leggere due scale diverse sullo stesso scaffale. È il problema che TGMGrading risolve a monte: un metodo unico, documentato e ripetibile, leggibile da chi compra quanto da chi vende.
Le provenienze: Famicom e Game Boy fanno il 54%
Famicom e Disk System valgono 113.963 dollari, il 38% dell’asta; il Game Boy, otto lotti per 48.188, il 16%, con la mediana più alta dopo i dischi, 4.125 dollari. Le tre portatili Nintendo (Game Boy, Color e Advance) fanno insieme il 20%. Gli shikishi stanno a parte con il 21%. Tutto il resto, dal Super Famicom alla PlayStation 4, undici piattaforme, vale poco più di un quinto: il Nintendo 64 al 5,5%, il Super Famicom al 3,9%, il GameCube al 3,8%, la PlayStation 1 al 3,5%. Le piattaforme Nintendo, console e portatili, fanno il 72% dell’incasso.

La geografia è una sola, il Giappone, ma le epoche no. I 14 titoli usciti fra il 1985 e il 1989 valgono 109.594 dollari, quasi metà del denaro speso in titoli, con una mediana di 1.844; i 19 usciti fra il 1990 e il 1994 ne valgono 21.938, mediana 844. Gli anni di Pokémon, dal 1995 al 1999, risalgono a 72.098 dollari con 19 titoli. Dal 2000 in poi, 19 titoli per 20.277 dollari e una mediana di 625: un terzo di quella degli anni Ottanta.
Il confronto: la Showcase più ricca dell’anno
Messe in fila, le dieci sessioni Heritage di videogiochi del 2026 raccontano due mercati. Le tre Signature, 7452 a marzo, 7453 a giugno e 7454 ad agosto, muovono da due a cinque milioni di dollari con medie fra 6.000 e 32.000. Le sette Showcase stanno fra 98.000 e 300.000 dollari con mediane fra 938 e 1.313. Questa è la prima Showcase a passare i 300.000 dollari: il precedente erano i 229.664 della Nintendo di luglio. La media, 3.413 dollari, supera del 73% il primato di settembre, 1.976; la mediana, 1.125, è terza dopo luglio e settembre. Tradotto: il corpo dell’asta è una Showcase normale, la vetta è da Signature.

Il punto. Fra le due sessioni giapponesi dell’anno il catalogo si è ridotto di un terzo e il denaro è cresciuto di un terzo. Heritage ha selezionato: meno lotti sotto i cinquecento dollari, 16 contro 30, e nove trofei sopra i diecimila, contro tre a febbraio. Il collezionismo giapponese certificato non è più una nicchia di volume: è un mercato che ha trovato i suoi pezzi da copertina (Zelda su disco, Makaimura, Dragon Quest, Pocket Monsters di prima produzione) e li paga come i classici americani.
Considerazioni finali: cosa dice questa asta al collezionista
1. Il Giappone a 8 bit ha i suoi trofei. Il primo Zelda su disco, Makaimura e Dragon Quest valgono insieme 83.750 dollari, il 28% dell’asta. Sono i primi lotti giapponesi di una Showcase a competere con le aggiudicazioni delle Signature americane: il mercato ha deciso quali sono i classici giapponesi.
2. Gli autografi degli autori sono entrati in asta. Sette shikishi per 61.800 dollari, il 21%, con Miyamoto a 27.500. Non hanno voto, hanno una firma autenticata e un nome. È una categoria nuova per le aste di videogiochi, e va letta con regole proprie: conta l’autore, poi il soggetto, poi la data.
3. Il CIB non vale una quota fissa del sigillato. Su 19 titoli del 2026 la copia completa di scatola vale in mediana il 14% della sigillata, ma va dal 4% di un Final Fantasy II all’89% di un Wild Gunman, e il Pocket Monsters Aka di prima produzione tiene il 79%. Chi compra CIB deve sapere quanto è salito il sigillato di quel titolo, e se la propria copia porta una variante che il sigillato non ha.
Sui trofei il sigillo fa quasi tutto il prezzo. Sul Pocket Monsters rosso, la prima produzione ne recupera quasi tutto.
Un’asta da 300.000 dollari con 88 lotti in una sola lingua è il segnale più chiaro dell’anno sul giapponese: il formato piccolo delle Showcase ha prodotto il top lot e la media più alti del suo calendario. Nell’ottobre 2026 questi titoli hanno un prezzo, due scale di grading sullo stesso scaffale e una domanda che paga i trofei come in una Signature. Catalogare, certificare e scambiare i titoli giapponesi con lo stesso rigore riservato ai classici americani è il lavoro che The Games Market sta costruendo per l’Europa.

The Games Market Redazione
The Games Market è una piattaforma internazionale dedicata a videogiochi contemporanei e retrogame. Offre dati di mercato, strumenti tecnologici e servizi come il grading TGM per valorizzare e acquistare videogiochi con consapevolezza.
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