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Tetris: la storia del videogioco che ha conquistato il mondo
C'era una volta

Tetris: la storia del videogioco che ha conquistato il mondo

di The Games Market Redazione9 ottobre 2026

Ci sono videogiochi che hanno fatto la storia e poi ci sono videogiochi che, in qualche modo, sono diventati parte della cultura collettiva. Tetris appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non ha avuto bisogno di un protagonista carismatico, di una trama memorabile o di una tecnologia rivoluzionaria per conquistare generazioni di giocatori: gli sono bastati sette blocchi, una griglia e una regola semplicissima. Incastrare i pezzi, completare le righe, ripartire. Un concetto apparentemente elementare che, dal 1984 a oggi, è riuscito a trasformarsi in uno dei fenomeni più longevi e riconoscibili dell'intera storia videoludica.

La sua storia, però, è tutt'altro che semplice. Tetris nasce infatti a Mosca, all'interno dell'Accademia delle Scienze dell'Unione Sovietica, in un'epoca nella quale il mercato occidentale dei videogiochi sembra lontanissimo. Il suo creatore è Alexey Pajitnov, programmatore e appassionato di rompicapo, che nel giugno del 1984 sviluppa il primo prototipo ispirandosi ai pentamini, giochi matematici basati sulla combinazione di cinque quadrati. I limiti dell'hardware lo spingono a semplificare l'idea originale, passando a figure composte da quattro quadrati: i tetramini. Da qui nasce il nome Tetris, una combinazione tra "tetra" e "tennis", sport particolarmente amato da Pajitnov.

Il primo Tetris viene realizzato sull'Electronika 60, un computer sovietico decisamente lontano dall'immaginario associato ai videogiochi occidentali. La sua diffusione iniziale avviene attraverso copie del programma e successive conversioni, fino a raggiungere l'Occidente. Il problema è che Pajitnov non si trova nella condizione di poter trasformare liberamente la propria invenzione in un successo commerciale: i diritti sono infatti legati all'apparato statale sovietico e alla struttura che controlla il computer sul quale il gioco è stato sviluppato.

Ed è proprio questa particolare situazione a trasformare la storia di Tetris in qualcosa di molto più grande di una semplice vicenda videoludica. Alla fine degli anni Ottanta il gioco comincia a essere distribuito in Occidente attraverso una complicatissima catena di accordi e sublicenze. Più aziende ritengono di avere ottenuto i diritti necessari, mentre il controllo effettivo della situazione rimane nelle mani di ELORG, l'ente sovietico responsabile delle esportazioni tecnologiche. Quando Henk Rogers scopre Tetris nel 1988, comprende immediatamente che dietro quel semplice puzzle c'è qualcosa di speciale. L'anno successivo vola a Mosca per ottenere i diritti necessari a portarlo su Game Boy, incontrando Pajitnov e dando inizio a una collaborazione destinata a cambiare per sempre la storia del gioco.

È una vicenda talmente incredibile da essere diventata nel 2023 anche un film Apple TV+, intitolato semplicemente Tetris. La pellicola racconta correttamente il caos delle licenze, l'incontro tra Rogers e Pajitnov e la corsa per assicurarsi i diritti, ma trasforma diversi elementi reali in un thriller da Guerra Fredda, aggiungendo inseguimenti e situazioni decisamente più spettacolari rispetto alla realtà. È comunque riuscita a riportare al centro dell'attenzione una delle storie più singolari dell'industria videoludica.

La coppia perfetta: Tetris e Game Boy

La vera svolta arriva nel 1989. Nintendo decide di accompagnare il lancio del Game Boy con Tetris, una scelta che oggi può sembrare quasi inevitabile, ma che all'epoca aveva una logica commerciale tutt'altro che scontata.

Nintendo avrebbe potuto puntare esclusivamente sui propri personaggi e sulle proprie proprietà intellettuali, ma Tetris possedeva una caratteristica particolarmente adatta a una console portatile destinata a un pubblico molto più ampio rispetto a quello tradizionale: non aveva bisogno di essere spiegato. Bastava guardare lo schermo per capire cosa fare. Non servivano dialoghi, una storia da seguire o una conoscenza preliminare del mondo videoludico. Il giocatore doveva semplicemente prendere un pezzo e decidere dove posizionarlo.

La scelta si rivelò straordinaria. La versione Game Boy di Tetris diventò uno dei simboli stessi della console e contribuì a trasformarla in un fenomeno globale. Secondo The Tetris Company, furono vendute oltre 35 milioni di copie della versione Game Boy, rendendola il titolo più venduto nella storia della console.

L'importanza dell'abbinamento non si misura però soltanto nelle vendite del software. Tetris dimostrò che un videogioco poteva diventare un'esperienza universale. Il Game Boy non era più soltanto una console per bambini o per appassionati: diventava un oggetto che poteva accompagnare chiunque, durante un viaggio, a casa o nei momenti di pausa. Tetris era perfetto per questo modello perché poteva essere giocato per cinque minuti o per ore, senza modificare la propria natura.

Il risultato è una delle combinazioni hardware-software più importanti nella storia del medium. Il Game Boy forniva a Tetris la macchina perfetta per raggiungere un pubblico globale e Tetris forniva al Game Boy un'esperienza immediatamente comprensibile, accessibile e potenzialmente infinita.

Non è un caso che proprio questa versione sia rimasta particolarmente amata anche dal suo creatore: Pajitnov ha indicato il Tetris per Game Boy come la sua versione preferita tra le numerose reinterpretazioni del gioco.

Un videogioco diventato linguaggio universale

Il successo di Tetris non dipende soltanto dalla sua semplicità. La vera forza del progetto sta nel fatto che il suo linguaggio non ha praticamente bisogno di essere tradotto.

Le forme sono universali, le regole sono intuitive e l'obiettivo è immediatamente leggibile. Questo ha permesso a Tetris di superare una delle principali barriere dei videogiochi dell'epoca: la lingua. Un titolo occidentale poteva richiedere la traduzione di dialoghi, manuali e interfaccia; Tetris poteva invece essere distribuito praticamente ovunque mantenendo intatta la propria identità.

È anche per questo che, nel corso dei decenni, il gioco ha continuato a comparire su piattaforme apparentemente incompatibili tra loro. Computer domestici, console, portatili, telefoni cellulari, browser, dispositivi elettronici e persino sistemi decisamente improbabili hanno ospitato almeno una versione di Tetris. Guinness World Records lo riconosce come il videogioco più portato della storia, con centinaia di versioni ufficiali e una presenza documentata su decine di piattaforme differenti.

E qui emerge un altro aspetto fondamentale della sua storia. Tetris non è rimasto semplicemente lo stesso gioco ripubblicato all'infinito. Nel corso degli anni il concetto originale è stato reinterpretato in decine e decine di modi.

Sono nate così esperienze molto diverse tra loro: dai sequel come Tetris 2 alle reinterpretazioni come Tetrisphere, dalle numerose versioni arcade e console fino a esperimenti più recenti come Tetris Effect, Tetris 99 e Tetris Effect: Connected. Alcune produzioni hanno modificato profondamente il ritmo e la struttura originale, altre hanno aggiunto modalità competitive, altre ancora hanno trasformato Tetris in un'esperienza audiovisiva.

Il concetto di base, però, è rimasto sorprendentemente intatto.

L'effetto Tetris

Forse il modo migliore per comprendere l'impatto culturale di Tetris è osservare ciò che accade quando il giocatore smette di giocare.

Il cosiddetto "Tetris Effect" indica il fenomeno per cui chi trascorre molto tempo giocando può continuare a visualizzare mentalmente tetramini e combinazioni anche lontano dallo schermo. Le forme possono comparire nei pensieri prima di addormentarsi oppure quando si osservano oggetti reali e si inizia inconsciamente a immaginare come incastrarli nel modo più efficiente possibile.

Il termine è diventato così associato al gioco da essere utilizzato anche come titolo per una delle sue reinterpretazioni più celebri, Tetris Effect, pubblicata nel 2018. In questo caso il fenomeno diventa quasi parte integrante dell'esperienza: musica, colori, effetti visivi e ritmo trasformano il puzzle originale in qualcosa di molto più immersivo.

È un passaggio significativo perché dimostra quanto Tetris sia riuscito a entrare nella cultura popolare. I suoi mattoncini non sono rimasti confinati ai videogiochi: sono diventati oggetti di design, decorazioni, giocattoli, abbigliamento e riferimenti visivi immediatamente riconoscibili.

In altre parole, Tetris ha raggiunto un livello di riconoscibilità nel quale non è più necessario mostrare il logo per far capire di cosa si sta parlando. Bastano alcuni quadrati colorati disposti nel modo giusto.

Dai record al Tetris contemporaneo

Se si cerca di quantificare l'importanza commerciale del fenomeno, i numeri diventano quasi surreali. Nel 2026 The Tetris Company ha dichiarato che il brand ha superato 520 milioni di copie vendute nel mondo, distribuite su più di 50 piattaforme.

È importante precisare che il dato dei 520 milioni riguarda il brand e non una singola versione del gioco: comprende quindi la vastissima storia di pubblicazioni e prodotti Tetris. È comunque una cifra che fotografa la capacità del marchio di attraversare generazioni e piattaforme senza perdere riconoscibilità.

Tra i traguardi più curiosi c'è poi quello raggiunto nel 1993, quando Tetris diventò il primo videogioco portato nello spazio. Il cosmonauta Aleksandr Serebrov portò con sé un Game Boy durante una missione spaziale, trasformando una semplice partita a Tetris in un piccolo pezzo di storia dell'esplorazione spaziale.

Ma il rapporto tra Tetris e la competizione non si è fermato ai record individuali. Negli ultimi anni il gioco è diventato anche una disciplina competitiva estremamente tecnica, con il Classic Tetris World Championship e una comunità internazionale capace di trasformare la versione NES del 1989 in un'autentica arena sportiva.

Il capitolo più incredibile di questa storia è arrivato nel dicembre 2023, quando il tredicenne Willis "Blue Scuti" Gibson raggiunse il cosiddetto kill screen nella versione NES di Tetris. Arrivato al livello 157, il gioco si bloccò a causa dei limiti tecnici della versione originale: per la prima volta un giocatore umano aveva quindi raggiunto un punto che per decenni era stato considerato praticamente irraggiungibile.

È un episodio quasi perfetto per descrivere la longevità di Tetris: un gioco nato nel 1984, apparentemente risolto nella sua formula fondamentale, che oltre trent'anni dopo riesce ancora a produrre nuove imprese capaci di conquistare l'attenzione del pubblico.

Tetris da collezione: non esiste una sola prima volta

Per un collezionista, Tetris presenta una situazione particolarmente interessante. La quantità di versioni pubblicate è talmente elevata che cercare semplicemente "il Tetris più raro" rischia di far perdere di vista ciò che rende davvero interessante una determinata copia.

Le versioni da considerare sono infatti legate a momenti differenti della storia del gioco.

La prima categoria è naturalmente quella delle prime versioni per computer, a partire dall'Electronika 60 sovietico. Non si tratta del classico prodotto commerciale che un collezionista può semplicemente cercare sugli scaffali dell'usato: il valore storico di queste prime incarnazioni risiede soprattutto nella loro origine e nella difficoltà di documentare e conservare materiali direttamente collegati alla nascita del progetto. Per un collezionista interessato alla storia del videogioco, rappresentano però il punto di partenza assoluto.

Un secondo capitolo fondamentale è rappresentato dalle prime versioni occidentali per computer, che raccontano la rapidissima trasformazione di Tetris da esperimento sovietico a prodotto internazionale. Sono particolarmente interessanti perché precedono l'esplosione del fenomeno Nintendo e permettono di ricostruire il percorso che porta dal programma originale al mercato globale.

Ma è naturalmente il Game Boy del 1989 a rappresentare uno dei pezzi fondamentali di qualsiasi collezione dedicata a Tetris. Qui bisogna fare attenzione a un dettaglio importante: la versione distribuita insieme al Game Boy al lancio e le successive copie standalone non sono necessariamente la stessa cosa dal punto di vista collezionistico.

La versione del 1989 è infatti legata alla nascita stessa della console. Tetris fu utilizzato come titolo pack-in e la sua presenza contribuì enormemente al successo del sistema. Le copie confezionate separatamente arrivarono successivamente; Heritage Auctions sottolinea, per esempio, come le copie boxed standalone statunitensi del 1993 siano oggi molto più difficili da trovare rispetto al semplice ricordo del Tetris fornito con la console.

È proprio in questo segmento che le differenze di produzione possono diventare molto interessanti per il grading. Le varianti di confezionamento, le tipologie di sigillo, le differenti grafiche e gli elementi di produzione possono distinguere copie apparentemente identiche. Un esemplare Game Boy sigillato non dovrebbe quindi essere valutato soltanto in base al voto numerico della certificazione, ma anche alla corretta identificazione della variante.

Il mercato dei pezzi di altissimo grado dimostra quanto questa distinzione possa incidere. Nel 2022 una copia statunitense Game Boy del 1989 certificata Wata 9.4 A+ è stata venduta da Heritage Auctions per 14.400 dollari. Più recentemente, nell'agosto 2026, una copia standalone del 1993 certificata PSA 9.6 A è stata aggiudicata per 13.750 dollari; secondo Heritage, era allora la copia Game Boy con il voto numerico PSA più alto e apparteneva a una popolazione certificata sorprendentemente ridotta. Sono naturalmente risultati relativi a esemplari eccezionali e non rappresentano il prezzo di mercato di un normale Tetris Game Boy.

Se esiste però una versione che merita un posto speciale nella storia del collezionismo di Tetris, questa è probabilmente la Tengen per NES.

Nel 1988 Atari Games, attraverso la propria divisione Tengen, pubblicò una versione di Tetris per NES senza possedere i diritti necessari per farlo. La vicenda sfociò nella battaglia legale con Nintendo e nella successiva rimozione del prodotto dai negozi. È una delle storie più note della prima generazione NES e rende la versione Tengen interessante non soltanto perché è una variante di Tetris, ma perché è un documento materiale di uno dei più importanti scontri per i diritti software dell'epoca.

La versione è inoltre particolarmente interessante dal punto di vista videoludico: fu programmata da Ed Logg, figura fondamentale dell'arcade americano e coautore di titoli come Asteroids, Centipede e Gauntlet. La sua versione di Tetris è quindi diventata un oggetto da collezione per almeno tre ragioni differenti: il marchio Tetris, la storia Nintendo-Tengen e la presenza di un nome importante dello sviluppo arcade.

Anche in questo caso il mercato ha prodotto risultati notevoli. Una copia Tengen sigillata Wata 9.2 A+ è stata venduta da Heritage nel 2022 per 13.800 dollari, mentre nel 2021 una Wata 9.4 A+ ha raggiunto 33.600 dollari. Il record citato da Heritage per una Tengen Tetris è ancora più significativo: una Wata 9.6 A++ è stata venduta nell'aprile 2021 per 36.000 dollari.

È interessante notare anche come questi risultati non siano necessariamente replicabili. Negli anni successivi copie Tengen dello stesso tipo e con voti elevati hanno ottenuto risultati molto inferiori: una Wata 9.4 A+ è stata venduta nel 2023 per 6.600 dollari e una CGC 9.6 A+ nel 2024 per 4.500 dollari. Questo dimostra bene quanto sia rischioso utilizzare un singolo risultato d'asta come indicatore assoluto del valore di una copia.

La versione Nintendo NES rimane comunque interessante, soprattutto nelle prime produzioni e nelle varianti di confezionamento. Il collezionista può incontrare differenze legate al tipo di sigillo, ai cosiddetti Oval SOQ, alle diciture sulla confezione e agli elementi di produzione che permettono ai servizi di grading di distinguere prime, medie e tarde produzioni.

Anche qui gli esemplari in condizioni eccezionali possono raggiungere cifre importanti: nel 2020 una copia Nintendo NES Wata 9.8 A+ è stata venduta da Heritage per 5.520 dollari, mentre negli anni successivi sono state documentate diverse vendite di copie sigillate di alto grado.

Il punto, però, non è stabilire quale Tetris sia "il migliore" da collezionare. Le diverse versioni raccontano pezzi differenti della storia del gioco: l'origine sovietica, l'esportazione verso l'Occidente, la nascita del Game Boy come fenomeno globale, la guerra dei diritti tra Nintendo e Tengen e infine l'evoluzione del collezionismo moderno attraverso varianti e grading.

È proprio questo a rendere Tetris particolarmente interessante anche per chi colleziona videogiochi storici. Una singola copia può essere importante per la sua rarità, ma una variante può diventare ancora più interessante quando racconta un momento preciso della storia del medium.

Un'idea che non ha mai avuto bisogno di invecchiare

Il vero record di Tetris, probabilmente, è proprio questo.

In oltre quarant'anni il videogioco è passato da un computer sovietico a una console portatile, dalle sale giochi alle console domestiche, dai telefoni cellulari alla realtà virtuale, fino ai campionati competitivi e alle più moderne esperienze multiplayer. La Tetris Company parla oggi di oltre 520 milioni di copie vendute e di una presenza su più di 50 piattaforme: numeri che raccontano meglio di qualsiasi celebrazione la capacità del gioco di attraversare le generazioni.

Eppure, nonostante questa enorme evoluzione, la sua idea fondamentale non è praticamente cambiata.

I tetramini continuano a cadere. Le righe continuano a scomparire. Il giocatore continua a cercare il modo migliore per sistemare il prossimo pezzo.

Forse è proprio questa la ragione per cui Tetris non è mai diventato veramente un videogioco del passato. Non appartiene agli anni Ottanta, al Game Boy o a una particolare generazione di giocatori. Appartiene al videogioco stesso, perché rappresenta una delle dimostrazioni più pure di quanto possa essere potente un'idea quando viene ridotta alla sua essenza.

Pajitnov non aveva creato un personaggio destinato a diventare un'icona. Non aveva costruito un universo narrativo. Non aveva nemmeno immaginato che quel piccolo puzzle nato su un computer sovietico avrebbe raggiunto centinaia di milioni di persone.

Aveva semplicemente trovato un modo quasi perfetto per far combaciare dei blocchi.

E, quarant'anni dopo, stiamo ancora cercando di mettere quello successivo al posto giusto.

 

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The Games Market Redazione

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