Trasmettere la paura nella mente di una persona non è così semplice come si possa pensare. Sentimento o istinto primordiale che sia, provarla permette al nostro corpo e alla mente di trascendere la loro essenza mandando in corto circuito ogni parvenza di controllo.
Quindi, la creazione di un videogioco come Little Nightmares, in cui terrore e inquietudine la fanno da padroni, deve avvalersi di uno studio profondo della psiche umana e di tutti quegli archetipi capaci di infonderci brividi, orrore e senso di fragilità sensoriale, a più livelli.
Quando ci giocai per la prima volta, mi accorsi subito che il lavoro degli sviluppatori era stato a dir poco impeccabile, le ambientazioni claustrofobiche si alternavano a luoghi immensi e ciclopici che facevano sentire il nostro avatar, la misteriosa e curiosa figura bambinesca con il k-way giallo, una minuscola presenza nel grande e pauroso macrocosmo in cui viveva.
L'annuncio del terzo capitolo della serie, che dovrebbe debuttare anche su Nintendo Switch nel corso del 2025 da quello che rumoreggiano i rumours, ha fatto sobbalzare sulla sedia i fan del gioiello dei Tarsier Studios, coloro che con Little Big Planet diedero origine a una nuova fase di riscoperta del genere platform con elementi avventura ponderati e incastrati alla perfezione nella trama principale.
In questo nuovo titolo, orfano dello studio svedese che in passato aveva dichiarato chiusa con il secondo capitolo la loro esperienza creativa con i piccoli incubi, ritroveremo le meccaniche di gioco che abbiamo imparato ad amare nel primo e secondo gioco: il trailer diffuso ci ha mostrato i due protagonisti alle prese con piattaforme apparentemente non così stabili, passerelle traballanti dalle quali è possibile, ma non auspicabile, gettare lo sguardo verso un vuoto insondabile e creature orrendamente ciclopiche pronte a ghermirli e nel buio trascinarli, citando qualcuno che di mostri, cattedrali oscure e avventure fantastiche se ne intendeva eccome.
Inutile sottolineare quanto la modalità cooperativa diventi fondamentale per un titolo del genere, incentrato sulle dinamiche narrative tra i due personaggi disponibili e la necessità di risolvere enigmi insieme, collaborando appunto per riuscire a uscirne e proseguire nell'avventura pensata dai Supermassive Games.
Low e Alone, questi i nomi rivelati dei due bambini, perché è ciò che sembrano nonostante le spaventose maschere che indossano e ne celano le fattezze, si ritrovano in un luogo conosciuto come la Spirale, una sorta di prigione-mondo nella quale dovranno farsi strada imbattendosi in nemici nati da ombre sempre più dense e oscure.
Personalmente, ho riscontrato nelle immagini di gioco e nei pochi video mostrati in questi mesi una buona aderenza al setting dei primi due capitoli: i protagonisti appaiono misteriosi e criptici quanto basta per generare interesse attorno a loro e alla storia che si portano dietro, tutto dipenderà da come verrà integrato il gameplay in coppia e quanto il gioco riuscirà a divertire bilanciando enigmi e rompicapo con una storia solida e capace di reggersi da sola sulle proprie gambe, senza l'ausilio di continue "stampelle" narrative legate ai due successi precedenti.
La Necropoli in cui inizieremo a giocare, crocevia di morte e distruzione, sarà invece il posto che ci spalancherà un'avventura degna di nota?
Lo sapremo quando l'avremo tra le mani, per ora teniamoci i brividi lungo la schiena e prepariamoci a viaggiare nelle paure della nostra infanzia.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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