Ghost of Yotei il fantasma del Bushido ritorna e sarà vendetta
di Simon Larocca·17 novembre 2024
Il codice del Bushido non lascia adito a dubbi: quando
affronti un avversario più forte di te, non puoi sottrarti alla lotta e devi
andare fino in fondo, che sia vita o morte, vittoria e gloria oppure eterno
oblio.
Forse i ragazzi di Sucker Punch non userebbero mai toni
gravi come questo per parlare della loro prossima opera, ma è indubbio che Ghost of Yotei, seguito ufficiale del
capolavoro a mondo aperto Ghost of
Tsuhima, raccoglie una sfida che ha il sapore dei più sanguinari duelli al
tramonto ai piedi del monte Fuji.
Annunciato per il 2025 su PlayStation 5, il figlio spirituale di Ghost of Tsushima prende le
distanze almeno temporalmente dal predecessore, catapultandoci ben trecento
anni dopo l’epopea di Jin Sakai, il
samurai errante decaduto divenuto lo Spettro, il terrore di ogni bandito e
flagello dei conquistatori mongoli che in lui troveranno un vessillo di morte e
distruzione. Stavolta impersoneremo un personaggio femminile, come nella
migliore delle tradizione dei sequel in cui ci si diverte a mescolare le carte
in tavola e abbracciare nuove soluzioni narrative, oltre che di gameplay.
Gli sviluppatori hanno rilasciato
con il contagocce indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali riguardo al gioco,
non lesinando sull’aspetto esperienziale dell’avventura principale per quanto
riguarda una maggiore libertà di
esplorazione, non che questa mancasse nel suo predecessore a dirla tutta, e
un controllo più efficace e immersivo dello sviluppo di Atsu e le sue abilità.
Atsu, già.
Questo è il nome della
guerriera che muoveremo, icona di stile e rabbia da sfogare a colpi di lama da
quello che abbiamo visto nei pochi frame a lei dedicati: siamo nel 1603, una terra in tumulto anche in
questo caso, ronin, criminali e contadini fieri e orgogliosi che farebbero di
tutto per proteggere i propri possedimenti. Questo e altro dovremo aspettarci
vagabondando in sella al nostro cavallo, alla ricerca del sapore insostituibile
della vendetta. Sotto il nome di Spettro, a quanto sembra.
La connessione
narrativa con le avventure di Jin si rivela dunque qui, nella scelta di Atsu di
affrontare i suoi nemici rievocando il leggendario eroe di molti secoli prima,
probabilmente per instillare il terrore in loro, ancor prima di bussare alla
loro porta, e allo stesso tempo riscuotere il favore della popolazione. Si sa,
nulla è più potente delle superstizioni e dei racconti intorno al fuoco, e
quindi perché non far credere che lo Spettro di Tsushima sia ritornato per
salvare le genti? Le scelte che noi faremo, prima di affrontare duelli e
incursioni negli accampamenti nemici, anche in questo caso determineranno la
via che la nostra Atsu seguirà, se quella della furtività e del successo a ogni
costo, sacrificando l’onore del Bushido, o quella del codice samurai, dove
condotta morale integerrima e dovere sono al primo posto davanti a tutto.
Dal punto di vista prettamente
tecnico, il motore grafico non sembra discostarsi poi molto dal primo gioco
della saga: certo, l’impatto visivo della PlayStation 5 è sensazionale, i
paesaggi campestri sembrano usciti da un dipinto di Korin (pittore
straordinario vissuto proprio in quell’epoca) e gli effetti che giocano con le
luci e le ombre dinamiche tratteggiano scenari che definire suggestivi sarebbe
un eufemismo.
L’attesa spasmodica che stiamo
vivendo, io in primis, avrà termine il prossimo anno, non c’è ancora una data
davvero ufficiale e questo è un indizio importante: significa che si sta ancora
lavorando sul gioco ed è in fase di perfezionamento, quantomeno.
Il Giappone
feudale emana un fascino senza tempo, e le opere videoludiche che prendono
ispirazione da un’epoca tanto burrascosa quanto florida di spunti per storie
bellissime meritano di essere giocate, almeno una volta nella vita.
Che lo Spettro possa tornare
presto a combattere sui nostri televisori, non vediamo l’ora.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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