EarthBound ottiene 7/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Earthbound una perla per i collezionisti e un gioco super per i videogiocatori
di Simon Larocca·17 gennaio 2024
Parlare di Earthbound, conosciuto ai più anche con il titolo di Mother, significa scoperchiare un piccolo ma interessantissimo vaso di Pandora dei videogiochi!
L'ho definito così perché la gestazione del gioco e la sua vita nel mercato mondiale fu largamente influenzata da tutta una serie di vicissitudini che gli misero il bastone tra le ruote, eppure a oggi rimane non solo un titolo ricercatissimo e dal valore riconosciuto, ma anche un esempio per le generazione future di sviluppatori.
Earthbound è una delle molteplici gemme di mamma Nintendo, ovviamente: la casa di Kyoto voleva a tutti i costi un videogioco di ruolo classico che potesse fornire un'alternativa più leggera agli epici Dragon Quest e Final Fantasy, così da rimpinguare le fila delle già ampie schiere di rpg che poteva vantare.
A prendersi sulle spalle questo compito, non così semplice come poteva apparire in un primo momento, fu Shigesato Itoi, un poliedrico sviluppatore giapponese con un grande ingegno creativo e che già aveva dato vita al primo capitolo della serie, uscito solo nella terra del Sol Levante.
Itoi confezionò una trama alla Goonies, inserendo nel mondo di gioco moderno elementi fantastici nel quale un gruppo di ragazzini, capitanato dal protagonista che muoveremo fin dalle primissime battute, dovrà salvare il mondo in seguito a una sorta di profezia annunciata da una creatura venuta dallo spazio e dal futuro.
Il gioco vide la luce nel 1994 nell'epoca d'oro del SuperNintendo, e con una trama così articolata e profonda mescolata alla potente ironia che trasudava da ogni poro, grazie a dialoghi e situazioni assurde ma ben congegnate, ci si aspettava un successo di vendite e critica di proporzioni epiche come la storia del gioco.
Non andò proprio così.
Earthbound non sbancò fuori dai confini giapponesi, forse la campagna pubblicitaria non fu abbastanza convincente per un pubblico di videogiocatori che si stava orientando verso il 3D e titoli più avanzati, tuttavia nonostante il flop commerciale all'estero, Earthbound rimase ed è tutt'ora un'istituzione, oltre a essere un titolo molto ricercato dai collezionisti ed estimatori dei giochi di ruolo.
Il gioco, infatti, è obiettivamente molto avanti per i suoi tempi, chi scrive ci sta rigiocando tutt'ora e si sta divertendo un mondo a esplorare le città e i dungeon di gioco, splendidamente realizzati con la grafica da fumetto e resi vivi grazie un motore di gioco che fa il suo dovere in maniera egregia.
Alcune trovate sono davvero divertenti e forse proprio il realismo che implementano nell'economia di gioco ha fatto storcere il naso a quei giocatori che si aspettavano di trovare creature di stampo fantasy e draghi alati come nemici, invece di bulli che sembrano usciti da un romanzo noir giapponese e animali la cui mente è stata plagiata dal boss finale: poter telefonare al padre e farsi mandare i soldi in banca per poi ritirarli nei bancomat disseminati nelle città, per esempio, esce molto dai canoni classici dei giochi RPG "alla giapponese".
Earthbound è uno di quei titoli che bisogna giocare almeno una volta nella vita e non dovrebbero mancare sugli scaffali di ogni collezionista che si rispetti: non essendo mai uscito in Europa, possiamo già immaginare il livello di rarità che raggiunge.
Al momento la sua valutazione, in caso di copia integra con custodia e libretto, si avvicina molto ai duemila euro: niente male per un flop commerciale così divertente da giocare, non credete?
7
Pro
Storia dal sapore retrò che vi coinvolgerà fin dal primo minuto di gioco
Gameplay articolato nonostante si tratti in soldoni di un gdr con combattimenti a turni
Trovate geniali e una proposta "semi open world" molto avanti per i tempi
Contro
Per la sua profondità mascherata da gioco con protagonisti ragazzini, Earthbound si prende molto tempo prima di decollare davvero
I combattimenti casuali, nonostante la possibilità di vedere i nemici sulla mappa, sono comunque frustranti
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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