Fin dagli albori, la casa delle
meraviglie di Kyoto, al secolo Nintendo,
ha puntato tutta la line up dei suoi prodotti sul concetto di divertimento,
imbastendo campagne di marketing e diffusione capillare della sua peculiare
visione del mondo dell’intrattenimento videoludico. Giocare in compagnia, nella totale spensieratezza e condividendo
spazi comuni insieme, è sempre stata la chiave di lettura con la quale
comprendere appieno titoli come lo storico Mario
Golf, Samba de Amigo e la serie Mario Party.
Per quanto riguarda quest’ultima,
Nintendo è pronta a gettare nella mischia l’ultima incarnazione della raccolta
di party game più famosa di sempre, avendo come mascotte l’immancabile idraulico
baffuto: Super Mario Party Jamboree
uscirà l’11 ottobre 2024, giocabile
esclusivamente sulla sua piccola grande ibrida Switch.
Non ho il potere di leggere nella
mente, ma so benissimo cosa state pensando: sì ok perfetto, ma cosa significa
quel Jamboree finale? È presto detto, nonostante Nintendo non si sia
sbilanciata al riguardo, ma tradizionalmente un jamboree è un momento di ritrovo e condivisione
attività tra gli scout, quindi è facile concludere che Mario e i suoi amici,
arrivati in un luogo a dir poco paradisiaco, affronteranno una serie di
minigiochi divertendosi tutti insieme appassionatamente!
E di carne al fuoco, con la quale
divertirsi e fare baldoria anche noi con i joycon tra le mani, ce n’è davvero
un bel po’: sono previsti ben 110
minigiochi in totale con i quali sbizzarrirsi tra arrampicate, sparatutto
in chiave leggera e competitiva, partite serrate a minigolf (Nintendo ama citare
se stessa da sempre, è quasi una tradizione) e raccolta di stelle dislocate su
livelli concepiti per enfatizzare la sensazione di vivere una sorta di Giochi
Senza Frontiere comodamente seduti in salotto, con amici e parenti.
Pura filosofia Nintendo all’ennesima
potenza
Come vi accennavo prima, Mario
Party fa del citazionismo
autoreferenziale una legge non scritta e la scelta dei livelli di gioco ce
lo grida a pieni polmoni: la Galleria Arcobaleno e il Castello di Mario, tanto
per citarne due, sono presenti in molti altri giochi, anche quelli non platform
e appartenenti alle saghe principali. I giocatori di Mario Kart, in
particolare, troveranno ambientazioni molto familiari nelle quali cimentarsi
con le sfide pensate per loro. Il livello di divertimento e di competitività si
alza esponenzialmente nell’istante in cui decideremo di portare la sfida on
line: con un nome che è tutto un programma, ossia Bowserathlon, ci sarà una modalità progettata per far gareggiare
tra loro ben venti utenti, il cui scopo sarà segnare i punteggi migliori sui
tabelloni condivisibili e in costante aggiornamento.
L’ingegno e le capacità logiche
dei giocatori verranno messe alla prova con una curva di apprendimento pensata,
grazie all’esperienza decennale degli sviluppatori, per favorire una rapida
acquisizione delle meccaniche di ogni minigioco. In questo modo, il pericolo
della frustrazione viene bandito ancor prima di mettere piede nel variegato
mondo di Mario Party, scongiurando così un’altra minaccia ancora più insidiosa,
ossia l’affossamento della rigiocabilità
con conseguente abbandono del gioco sullo scaffale impolverato.
Insomma, più che un seguito
spirituale del Super Mario Party uscito su Switch sei anni fa, si ha la netta
sensazione di trovarsi al cospetto di un nuovo titolo della serie che vuole
superare di gran lunga tutto ciò che è stato fatto finora, puntando su una longevità massiva e la varietà di
minigiochi che, secondo Nintendo, potrà far felici tutte le tipologie di
videogiocatori, da quelli casual che sanno a malapena impugnare un joycon, ai
professionisti da competizione per i quali ogni Mario Party non ha più segreti.
Fino a oggi. O meglio, fino a ottobre quando il resort
estivo e multicolore di Nintendo aprirà le porte a una nuova generazione di
party games.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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