La mitologia norrena affascina da sempre gli sviluppatori di videogiochi, e lo si evince dalla moltitudine di titoli che attingono dal mondo degli antichi vichinghi tradizioni, usanze o semplicemente ambientazioni.
Basti pensare a Skyrim, che in un mondo fantasy totalmente creato da zero ha introdotto evidenti reminiscenze della cultura norrena mitizzandone ancora di più le atmosfere epiche, o al meno conosciuto ma altrettanto valido The Banner Saga: Thor e compagnia agguerrita bella solleticano la creatività delle maggiori case di produzione videoludica come poche altre culture appartenenti al flusso della Storia e quando il primo capitolo della saga di Senua uscì nel 2017 fu chiaro a tutti che c'era ancora molto da dire e scoprire sulla mitologia pregna di epiche e leggendarie ballate da narrare attorno al fuoco dell'ultimo bivacco, il famoso Ragnarok.
Senua's Saga Hellblade II, il nuovo, attesissimo capitolo dell'avventura in terza persona con protagonista l'indomita e tormentata guerriera, è previsto per il 21 maggio 2024 e chi ha amato il personaggio di Senua e la sua terrificante e dolorosa odissea non sta più nella pelle, quella stessa pelle che consumandosi a causa della corruzione dell'anima della sventurata guerriera, ne riflette anche lo stato d'animo, a cavallo tra sanità e follia, redenzione o dannazione eterna.
L'assunto del primo titolo dedicato a Senua era quanto mai interessante, dal momento che trattava di psicosi, sanità mentale e l'accettazione del lutto, tematiche adulte che si sposavano a un gameplay abilmente progettato per far sentire il giocatore non solo parte della storia, ma anche e soprattutto del dramma che Senua viveva per tutta la durata dell'avventura.
Al timone ci sono ancora loro, i mitici Ninja Theory che quando si tratta di storie profonde, azione roboante e cura maniacale per i dettagli sono certamente degni del loro nome, veri e propri guerrieri della programmazione capaci di scardinare cliché restituendo il videogioco alla sua forma originale, il divertimento, senza tralasciare l'impianto narrativo che dopo l'epoca degli Arcade più classici ha rivitalizzato, e anche nobilitato, questo media così bello e tanto discusso.
Se pensiamo che di solito il genere hack'n slash, a cui Senua's Saga: HellBlade II apparterrà in toto proprio come il suo illustre predecessore, viene spesso etichettato come superficiale e basato esclusivamente sul gameplay frenetico e sfrenato, sacrificando tutto il resto, le immagini diffuse da Ninja Theory finora smentiscono tutto questo: l'Xbox regge magnificamente il livello di dettaglio necessario per calarci nella nuova odissea della guerriera norrena, Senua sembra così viva e vera che potremmo temere (o desiderare?) che fuoriesca dai nostri schermi da un momento all'altro, passandoci una delle sue armi e chiamandoci alla guerra!
L'ambientazione di gioco sarà l'Islanda, mai così evocativa e suggestiva.
Ciò che rese grande il primo gioco della serie fu la contrapposizione tra luce e oscurità nell'anima della protagonista, il continuo germogliare di dubbi sulla sua presunta follia e l'assalto delle Voci, le cosiddette Furie, che non la lasciavano in pace un istante, mettendo in dubbio tutto ciò che lei (e quindi anche noi) vedeva, sentiva, provava.
Un titolo molto adulto, quindi, dal taglio cinematografico e che alza l'asticella delle aspettative a livelli altissimi.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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