The Legend of Zelda: A Link to the Past ottiene 9/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Zelda a link to the past, quando il passato è legato al futuro!
di Simon Larocca·11 gennaio 2025
Non so a voi, ma a me è capitato
di immaginare come sarebbe la vita a Hyrule. Avete presente? Una terra
sterminata, formata da tanti continenti che non si possono contare sulle dita,
con creature di ogni genere e luoghi inesplorati nascosti in bella vista. E le
locande? Chissà che esistenza impegnativa devono avere i bardi di Hyrule,
costretti a inventare ballate su ballate che narrino le gesta delle decine di
incarnazioni dell’eroe Link, evocato
dall’ennesima discendente di Zelda
per salvare il mondo dal perfido Ganondorf.
Zelda: a Link to the Past per Game
Boy Advance ispirò le canzoni dei bardi del ventunesimo secolo, per la
precisione nel 2002, regalando al
mondo un’avventura destinata a fare storia, come si suol dire. Come ben sapete,
e se non lo sapete ve lo dico io con molto piacere, la saga di Zelda è forse
una delle proprietà intellettuali della grande N più importanti di tutta la sua
storia, l’unica davvero capace di rivaleggiare con le gesta di Super Mario,
l’icona per eccellenza di Nintendo nel mainstream videoludico.
Ah Fun Fact! Spettacolari i commercial japponesi fatti per il lancio della versione super famicom... Epici... Chiusa parentesi XD
Molte sono le
peculiarità che la riguardano, fin dal 1986 quando vide la luce il primo
leggendario capitolo ideato dall’onnipresente Shigeru Miyamoto: il titolo infatti cita Zelda, la principessa che
spesso dovrà essere salvata o aiutata dall’eroe per eccellenza, e non Link, il
nostro avatar muto che muoveremo attraverso il mondo di Hyrule. Inoltre, ogni
avventura trasmette valori importanti e universali, come la salvaguardia
dell’ambiente, il rispetto per tutti gli esseri viventi e la connessione ancestrale tra le forme di vita
di un pianeta e l’anima di quest’ultimo.
Greta Thunberg ancora non
esisteva, ai tempi di Hyrule, ma Miyamoto ci vedeva molto lungo, come sempre.
A Link to the Past, titolo
geniale che gioca con il nome del protagonista e fa sbrilluccicare l’anello di
congiunzione tra il passato della saga e il futuro verso il quale la si voleva
rilanciare grazie alla mitica console portatile a colori, conduce l’eroe dalla
tunica verde e il fiero cipiglio in un lungo e in largo a Hyrule, affrontando dungeons con prospettiva dall’alto a
differenza del capitolo precedente, il secondo, dove fu introdotta quella che
al momento è l’unica versione di un gioco di Zelda a scorrimento laterale.
Armato
di spada e scudo, Link nel corso delle sue peregrinazioni potrà usufruire di
arco e freccia, incantesimi e ripristinare i suoi cuoricini, la sua energia
vitale, uccidendo i nemici e aprendo forzieri negli angoli oscuri dei livelli
infestati.
In A Link to the Past ritroviamo
il gameplay classico della serie,
quello che portò sulle vette del successo il primo titolo per NES e che
introdusse elementi diventati molto più che iconici, ovvero funzionali alla
narrazione della saga: la Triforza,
che qui riveste un ruolo cruciale simile al Sacro Graal di Indiana Jones o
l’Excalibur di arturiana memoria, e il dualismo Luce/Oscurità, metafora che si concretizza con l’esplorazione di
due piani d’esistenza differenti, in cui Link (e noi con lui) dovremo dare
fondo a tutta la nostra abilità per arrivare preparati allo scontro finale.
Con chi?
Beh, spoiler alert,
sempre lui: Ganondorf, il membro della razza Gerudo conquistatore e implacabile
per antonomasia, antitesi perfetta della purezza e il coraggio di Link. Piccola,
ma nemmeno tanto, curiosità: all’interno di questa versione per Game Boy
Advance (l’originale uscì per SNES
molti anni prima) troveremo anche Four
Swords, regalandoci così ben due giochi che faranno felici tutti i
Zelda-Addicted del mondo!
E i bardi, seduti attorno al
fuoco con gli avventori dell’ultima ora, intonano canzoni eroiche aspettando il
nuovo ritorno di Link, quando sarà risvegliato dalla sua unica e sola Zelda.
9
Pro
Le avventure di Link ritornano a volo d’uccello, riportando il gameplay ai fasti del primo capitolo con una moltitudine di dungeon tutti da scoprire
Il Game Boy Advance sembra nato per far girare Zelda: grafica colorata, un’estasi di pixels ed effetti sonori pazzeschi
Più classico che non si può, ma è proprio ciò che ci aspettiamo di trovare accendendo il GBA. Vero?
Contro
Non sempre è intuitivo, a causa della miriade di dungeons e una trama articolata che si sviluppa, come da tradizione, senza essere guidati da cut scenes e intermezzi narrati
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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