Wing Commander ottiene 8/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Wing Commander - DOS
di Mauro Corbetta·12 novembre 2024
“In a distant future, mankind is locked in a
deadly war…”
Così inizia la saga Sci-fi di Chris Roberts: novello Lucas o
semplicemente figlio del suo tempo?
Non tutti i videogiochi sono uguali, ci sono quelli con cui
semplicemente si “gioca” e poi ci sono giochi di cui ti innamori. Tutti i
videogiocatori ne hanno uno, vuoi perché quel titolo ha colpito la giusta nota
emotiva o sono solo arrivati al momento giusto della vita, fatto sta che
rimangono in eterno nei ricordi. Io non sono diverso, potrei caricare Wing
Commader in questo momento e rapidamente mi ritroverei perso in un altro
mondo.
Tornando alla domanda dell’introduzione, non credo che Chris
Roberts, come si sente spesso, abbia voluto creare il suo Star Wars: è
più una versione fantascientifica della seconda guerra mondiale, con la
Confederazione Terrestre (in pratica i Paesi Alleati, cosa che viene accentuata
dalla vasta etnia presente nella nave madre) contro i Kilrathi (i corrispettivi
dell’Asse, qua sotto forma di una razza aliena “felina” guidati da un leader
feroce e sanguinario).
Comunque sia, anche se Wing Commander non
sviluppa un tema particolarmente originale – dopotutto le invasioni spaziali cominciarono
tanti anni fa, con Space Invaders – sopperisce con uno stupendo mondo
interattivo dove la storia, non lineare, non annoia mai. Dopo questo lungo
preambolo, vi dico quello che ho visto in questa saga spaziale.
Intro: impersoniamo un giovane asso dell’aviazione spaziale –
a cui diamo noi un nome e un nickname – arruolato sull’ammiraglia della flotta,
la famosa Tiger Claw. Non sappiamo il perché della guerra, ma solo che dobbiamo
cacciare i Kilrathi dal settore Venice.
Wing Commander è un sontuoso film interattivo,
battezzato da qualcuno come “Space Sim”, ma le etichette lasciano il tempo che
trovano. Le vicende della guerra si svolgono su due piani: il primo, dove per
certi versi passeremo più tempo che nelle missioni stesse, è nei ponti della
nave madre. L’interfaccia di gioco si fonde amabilmente con le stanze di gioco:
così per far pratica con i comandi dell’astronave ci basterà andare al bar e
provare il simulatore “Trainsim”, di fatto un videogioco dentro a un altro
videogioco.
Visto che siamo al bar, perché non ascoltare le chiacchiere di
bordo, o segnarsi qualche buon consiglio dai piloti esperti? Prima di partire
per una missione è bene farsi un sonnellino infilandosi nella branda “load
& save”, appena alzati siamo pronti per iniziare il briefing: ci rechiamo
quindi nell’hangar principale, dove il nostro mentore, il colonnello Halcyon ci
aggiornerà sulla missione.
Questo è il primo “piano” di gioco: la parte dove si ha modo
di interagire con gli NPC (personaggi non giocanti) che grazie all’alta qualità
della grafica, la particolarità dell’interfaccia, la buona gamma di risposte
che otterremo e che cambiano non solo di missione in missione, ma anche in base
all’andamento della storia, non è mai uguale né banale.
Quando invece siamo nel cuore della simulazione spaziale, e
ancora una volta trovo eccessivo questo termine con cui viene bollato, visto
che il tutto è molto semplice e fa assomigliare il videogioco più a uno sparatutto
molto spinto e raffinato. Al primo impatto si resta basiti ancora oggi per la
bellissima grafica, una commistione di grafica vettoriale e bitmap.
Ogni
astronave che guideremo – battezzate con noi di mascolina virilità – hanno i
propri pregi e difetti, ognuna con il suo cockpit personalizzato. Superato lo
scoglio di alcune strane prospettive, e forti dei primi scontri a fuoco,
vengono fuori i difetti. Difetti, che per inciso, non lo sono veramente. Il
primo, ovviamente è dato dai limiti tecnici del tempo.
Wing Commander - DOS
Questo comporta che le
nostre missioni saranno per lo più in solitaria o accompagnati da un solo altro
pilota – quindi niente battaglie furiose con decine di navi su schermo.
Così
come i nostri avversari, che presi singolarmente sono abbastanza impegnativi,
con una AI (intelligenza artificiale) niente male, che cerca di prenderci alle
spalle o attua dei repentini mordi e fuggi per distrarci, ma in missioni che
dovrebbero essere più strutturate, il tutto è in realtà molto basico e non
servono grandi strategie, limitandoci a seguire pedissequamente gli obiettivi
di missione.
Allora, perché non sono difetti? Non so se sia stato un colpo
di fortuna o un’idea di Chris Roberts, ma queste “mancanze” tirano fuori
un’anima diversa dal solito space sim: un senso di profonda malinconia unita a
un senso di disperazione.
Ed è allora che tutto quello che sembrava un contorno di
bella grafica e musica fine a se stessa inizia a funzionare, e permette
all’autore di spiazzarci, in quanto si squarcia quella patina finta in cui
finora eravamo calati e il gioco entra nel nostro mondo reale, invertendo in
sostanza il rapporto utente-gioco.
Tutto la storia a questo punto evolve, si iniziano a vedere i
tocchi di classe di cui il background è pieno, iniziamo a provare empatia verso
i nostri compagni: gioiremo con loro per i successi e piangeremo i caduti,
sentiremo un senso di dovere per la causa per cui lottiamo: una lotta disperata
contro un nemico troppo potente, spietato, inarrestabile.
Come menzionavamo prima, il gioco non è lineare, e non
prevede un Game Over per le missioni andate male (a meno che ovviamente non ci
restiate secchi), così come i vostri compagni, che se periranno in battaglia
(con conseguente funerale spaziale, molto toccante), vi lasceranno semplicemente
da soli a resistere in una lotta impari nello spazio profondo. Proprio questo andamento
delle missioni farà pendere la lancette dalla bilancia verso le due possibili
conclusioni della vicenda.
Outro: ci sono solo due finali della storia, da eroi in capo
alla squadriglia che porterà il colpo decisivo all’esercito Kilrathi, o da
perdenti, se gli insuccessi saranno troppi, e la Tiger Claw si ritirerà dal
settore conteso.
Wing Commander non è un gioco perfetto, ci sono tante
idee valide, ma che a volte risultano superficiali o poco sviluppate. Ma per
porre rimedio dovremmo attendere l’arrivo di Wing Commander 2 e i suoi
successivi seguiti.
O, forse, è da ricercare nella sua imperfezione il segreto
che lo ha eletto videogioco cult, e che per quanto mi riguarda, lo si ama
ancora a distanza di decenni.
Interessante la versione per SNES uscita molto dopo come port, non è l'originale ma è molto interessante...
8
Pro
Innovativo e bello graficamente.
La versione SNES è un bel port interessante per farci qualche bella partita
Ti entra nel cuore, per questo è diventato un cult
Mauro Corbetta, per gli amici Corby, classe ’77, ha nel sangue i videogiochi e l’informatica, il suo primo home computer è stato un glorioso C64, avuto in regalo a 8 anni. Negli anni ha accumulato una quantità impressionante di riviste del settore vantando una delle collezioni più imponenti, e ricercate, per quanto riguarda i videogiochi. Appassionato ed esperto di arcade e il cosiddetto "retrogame" in ogni sua forma, si propone, anche grazie all'associazione Retroedicola Videoludica Club da lui fondata in quel di Bergamo, di divulgare la cultura del videogioco, perché come dice sempre "imparando a giocare insieme lo si potrà fare per sempre".
Mauro Corbetta
Mauro Corbetta, per gli amici Corby, classe ’77, ha nel sangue i videogiochi e l’informatica, il suo primo home computer è stato un glorioso C64, avuto in regalo a 8 anni. Negli anni ha accumulato una quantità impressionante di riviste del settore vantando una delle collezioni più imponenti, e ricercate, per quanto riguarda i videogiochi. Appassionato ed esperto di arcade e il cosiddetto "retrogame" in ogni sua forma, si propone, anche grazie all'associazione Retroedicola Videoludica Club da lui fondata in quel di Bergamo, di divulgare la cultura del videogioco, perché come dice sempre "imparando a giocare insieme lo si potrà fare per sempre".
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