Spyro: Enter the Dragonfly ottiene 7/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Spyro Enter the Dragonfly
di Simon Larocca·16 maggio 2024
Nel panorama dei videogiochi platform, la presenza di un personaggio principale carino e carismatico, in grado di trasmettere simpatia al primo sguardo e connettere i giocatori con il loro bambino interiore è assolutamente indispensabile, se si vuole creare un prodotto di sicuro successo.
Forse Shigeru Miyamoto progettò a tavolino i vari Zelda, Super Mario e Pikmin seguendo questa linea di pensiero, ma sono certo che lo fecero anche i ragazzi e le ragazze di Insomniac Games quando concepirono Spyro, il draghetto probabilmente più famoso dei videogiochi.
Protagonista dei primi tre giochi della serie, di cui il primo uscito addirittura nel "lontano" 1997, sotto l'attenta supervisione della casa di sviluppo sopracitata, Spyro riuscì a fare breccia nei cuori dei giocatori grazie a un concept immediato ma non banale, un mondo di gioco colorato e pieno di segreti e gemme da reclamare e, ultimo ma non ultimo, un protagonista adorabile.
Spyro: Enter the Dragonfly rappresenta il penultimo tassello della saga originale, prima del reboot avvenuto successivamente e la ripresa del personaggio su Switch nel 2018. Con Enter the Dragonfly, uscito anche per Nintendo GameCube nel 2002, anno in cui la console cubica accentrava su di sé ottime recensioni e titoli stratosferici, la natura platform della saga viene mantenuta seppur con sostanziali differenze dai titoli precedenti, differenze che fecero storcere il naso a molti puristi e decretarono il gioco come controverso, tuttavia merita di essere giocato perché ha anche dei punti di forza dalla sua e non possiamo certo ignorarli.
Il gioco è un seguito diretto del precedente capitolo, Year of the Dragon, e da lì prende il via la storia, con il nostro draghetto coraggioso e dal manto viola pronto a salvare le libellule che hanno subito l'immancabile rapimento dall'immancabile mago cattivo, dislocandole praticamente nei punti più disparati del Regno dei Draghi.
Se è vero che la trama non brilla certo per originalità, è nel suo gameplay caratteristico che Spyro alza la testa, permettendoci di muovere il nostro alato eroe saltando, arrampicandosi e anche nuotando all'occorrenza. Le abilità di Spyro costituiscono un valore aggiunto al gioco, essendo molto varie a seconda del potenziamento trovato: i draghi sputano fuoco ed è risaputo da tutti, quindi poter far sputacchiare ghiaccio e altra roba dalla bocca di Spyro, il tutto efficace non solo in fase di attacco ai nemici ma utile anche per la risoluzione di determinate sezioni di gioco rende l'esperienza gradevole.
Eppure il gioco non è esente da problemi, molti si lamentarono dei caricamenti o dell'assenza di elementi iconici della saga: la polemica feroce che investì il gioco in seguito alla sua uscita inerente ai portali è ancora oggi fonte di migliaia di denti avvelenati nelle bocche dei fan, che magari non sputeranno fuoco dalle loro fauci, però sapevano esattamente come criticare un titolo che, evidentemente, li aveva delusi non poco.
Per quanto mi riguarda, Spyro: Enter the Dragonfly svolge comunque il suo dovere: si fa giocare e diverte, a dir la verità anche parecchio in alcuni momenti, tuttavia questo personaggio e il suo mondo potrebbero dire ancora moltissimo oggi, perché le leggende, si sa, sono davvero dure a morire.
7
Pro
Spyro è sempre adorabile e anche in questo titolo la sua presenza marca il territorio!
Musiche azzeccate e concept platform classico
Contro
Difetti tecnici riguardanti la resa grafica e la fluidità di gioco in determinate sezioni
L’ispirazione dei creatori della serie è la vera grande assenza pesante del gioco
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
TGMGrading
Grada i tuoi titoli
Ispezione, sottovoti, sigillo e teca: il voto arriva sempre con il metodo che lo ha prodotto, scritto nero su bianco.