Koudelka ottiene 7/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Koudelka, survival RPG strategico per una nuova via
di Simon Larocca·24 novembre 2024
Ogni videogiocatore che si
rispetti ha eretto, almeno una volta nella vita, una pila di custodie
contenenti i giochi della sua collezione, vere e proprie torri dal precario
equilibrio accanto alla console preferita del momento: la mia PlayStation, per esempio, astronave
grigio-splendente che mi faceva decollare verso un sacco di mondi diversi ogni
pomeriggio, e quel giorno in cima alla torre c’era un gioco bistrattato da
chiunque, forse anche un po’ ingiustamente.
In un’epoca di Resident Evil e Silent Hill
che prendevano a spallate qualunque survival horror osasse mettere il naso
fuori, io in quel lontanissimissimo 1999 comprai
Koudelka proprio perché sono sempre
stato un tifoso degli outsider, gli sfavoriti, quelli che ai nastri di partenza
partono senza scarpe.
Questo titolo, che nelle
intenzioni degli sviluppatori di Sacnoth
avrebbe dovuto collocarsi come l’ideale ibridazione tra videogioco di ruolo
alla Final Fantasy di Squaresoft (una lacrimuccia non scende?) e survival
horror sui generis come il più blasonato Resident Evil, non nacque purtroppo
sotto i migliori auspici, a causa di forti dissidi interni a Sacnoth che
pregiudicarono irrimediabilmente il risultato finale.
Titolo pessimo e da dimenticare
facilmente, quindi?
Assolutamente no, Koudelka ha il suo perché, come si dice
in questi casi, a partire dal concept di base: ambientato in un antico monastero gallese pervaso da
atmosfere sovrannaturali e demoni nascosti tra le pieghe della realtà, Koudelka
narra la storia della protagonista omonima, una bellezza molto diversa dai
canoni implementati dalle major videoludiche del tempo, bambole stratosferiche
e non sempre credibili che riempivano i nostri monitor, e i nostri sogni,
armate fino ai denti.
Koudelka si rivela risoluta ma anche più umana, muovendosi
in scenari 3D ben fatti, tutto sommato, ma la natura “gdrristica” si svela nei
combattimenti casuali in cui la nostra eroina si imbatterà. Arene a griglia,
dove ci si potrà muovere sui quadrati presenti dando un’impronta strategica al
gioco che fece storcere il naso ai puristi dei giochi di sopravvivenza, che con
le avventure di Chris Redfield di Capcom erano abituati a fughe sfrenate e
interi caricatori svuotati nei corpi macilenti di zombi assassini.
L’approccio di Koudelka, invece, affonda
a piene mani in più generi e sottogeneri nel tentativo, oserei dire molto più
che coraggioso, di fissare un nuovo standard in un momento, videoludicamente
parlando, in cui la sperimentazione non sempre veniva premiata: con la
PlayStation regina di vendite e i suoi titoli di maggior spicco come termini di
paragone senza mezzi termini (pensiamo a Final
Fantasy VII per i ruolisti puri e Front
Mission o il leggendario Populous, per esempio, sul fronte strategico, ma
potrei snocciolarne altri dieci almeno), buttare nella mischia un Koudelka con
tanti buoni propositi, ma una resa nel complesso tutt’altro che esente da
difetti non fu una mossa commercialmente valida.
Koudelka e i suoi movimenti non
erano molto fluidi, le animazioni poligonali erano piuttosto pesanti e non
venivano gestite benissimo dalla macchina su cui giravano, le battaglie casuali
impegnavano soprattutto la pazienza dei giocatori e si provava un senso di
generale frustrazione che ne minava la giocabilità.
Ma...
Ma la storia funziona, è avvincente e agli amanti delle atmosfere
gotiche e dei JRPG trovano pane per i loro denti, ogni character secondario
viene delineato in funzione della storia e non è una cosa da poco. Si
percepisce, nitida come una giornata di sole dopo una nevicata inaspettata, la
volontà di esplorare nuovi confini,
battere nuove strade.
Inoltre, per i fan di Shadow
Hearts, un’altra saga “di nicchia” che poi tanto di nicchia non è se siete
giocatori un po’ attempati come chi si scrive, sappiate che Koudelka ne
rappresenta idealmente il prequel, un altro valido motivo per recuperarlo e
dare alla zingara sensitiva protagonista la possibilità che si merita.
7
Pro
Ambientazione gotica suggestiva, oltre che funzionale: no open world!
Protagonista affascinante per caratterizzazione, origini e valore all’interno della saga shadowheartiana
Contro
Gestione dei movimenti spesso macchinosa e di non immediata fruizione, la fase di esplorazione ambienti di conseguenza ne risente
Ibridazione rpg/survival/strategy farraginosa nel complesso, un peccato che dopo 25 anni non sia mai stato messo in cantiere un reboot come si deve. Oh, ho appena dato un’idea grandiosa!
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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