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Alleyway ottiene 7/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.

Alleyway una faida ancora aperta!
C'era una volta

Alleyway una faida ancora aperta!

di Simon Larocca2 gennaio 2024

Il variegato mondo degli arcade è composto da una schiera di videogiochi che hanno fatto scuola, ma anche da altri titoli che hanno raccolto l'eredità dei capolavori che li hanno preceduti, con il mestiere dei loro sviluppatori e l'onestà intellettuale di dover loro moltissimo.
Poi ci sono i cloni fatti e finiti, riproposizioni più o meno riuscite dei giochi di maggior successo da parte di case di produzione non necessariamente di nicchia, armate della convinzione che non serva altro che rifare un gioco ben riuscito per ottenere lo stesso risultato. Non sempre è stato così.
Alleway, uscito nel 1989 per la macchina dei sogni Nintendo Game Boy, è un caso a sé, degno di essere analizzato. Il titolo a cui fa palesemente riferimento altri non è che Breakout, titolo seminale che, a colpi di pallina d'acciaio sui mattoni colorati disposti sulla parte superiore dello schermo, si diede battaglia con il fratello gemello Arkanoid per la palma di miglior puzzle game di quel genere, lotta avvincente che ancora oggi divide i giocatori in una faida pressoché infinita.
Metto da parte il discorso relativo a Breakout e Arkanoid perché non centrale in questa sede, vi basti sapere che i due titoli generarono legioni di cloni su ogni console e Alleyway è uno di questi, né più né meno. GameBoy è la console portatile per definizione e la moltitudine di puzzle game che compone il suo parco titoli fa ben capire la direzione che Nintendo impresse alla sua piccola gigantesca meraviglia quando uscì in commercio.
Anche in Alleyway abbiamo una sorta di racchetta, se così vogliamo chiamarla, con la quale colpire una pallina che rimbalza sulle tre pareti che compongono il livello, ossia lo schermo di gioco, con lo scopo di colpire e rompere i mattoncini presenti in strutture sempre diverse, senza chiaramente far cadere la pallina sul fondo alle spalle del nostro avatar a forma di rettangolo.
Durante le sessioni di gioco, il marchio Nintendo sarà ampiamente riconoscibile data la parata di personaggi iconici della casa di Kyoto, che appariranno addirittura come figure stilizzate composte da quegli stessi mattoncini che dovrete distruggere per fare punti e superare i livelli del gioco. Gameplay sulla carta immediato e gestito dal movimento orizzontale della racchetta, o nave spaziale se preferite vista la trama di gioco fantascientifica e minimale, che però metterà a dura prova riflessi e coordinazione mano occhio, grazie a livelli sempre più ardui e la velocità della pallina.
Traiettorie che non sempre riuscirete a prevedere e difficoltà crescente mantengono alta la soglia d'attenzione durante la partita e restituiscono al gioco una longevità degna di nota. Consiglio questo titolo a tutti gli amanti dei puzzle game frenetici e soprattutto a coloro che con Breakout e Arkanoid hanno perso un sacco di diottrie giocando su pc negli anni scolastici (ogni riferimento è puramente casuale, sia messo agli atti).
La giocabilità di Alleyway è uno dei suoi notevoli punti di forza, inoltre la possibilità di inserire la cartuccia, premere start e giocare subito senza tanti fronzoli, catapultati in una rapsodia di palline che con le leggi della fisica vanno a braccetto e livelli impegnativi e divertenti, contribuiscono a far sentire il giocatore a casa, avendo tra le mani un gioco classico che non delude mai, e scusate se è poco.
Game Cover
7

Pro

Puzzle game dinamico e dal concept semplice, tuttavia coinvolgente

Immediato e privo di fronzoli, deliziosamente arcade

Fondamentalmente, Breakout per GameBoy!

Contro

Trama suggerita ma a conti fatti inesistente e inutile

Manovrabilità della racchetta non sempre rispondente in modo preciso

Completo
63,70 €
Nuovo
312,40 €
Gradato
679,99 €
author

Simon Larocca

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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