Quando pensiamo alle origini
della Storia del Videogioco, una
timeline piuttosto ben definita segnata indelebilmente da pietre miliari
conosciute anche dai non addetti ai lavori come l’irruente arrivo di Super
Mario Bros nelle nostre case, o la formidabile ascesa della PlayStation in
tempi più recenti (quasi trent’anni ormai, ma non sottilizziamo), non possiamo
non ricordare quello che è il vero avvento dell’intrattenimento videoludica: la
nascita di Atari sotto il segno del
controverso e geniale Nolan Bushnell,
insieme a Ted Dabney.
Atari è parte integrante del mio
cuore: la mia prima console in assoluto, acquistata dai miei su supervisione di
mio fratello maggiore, fu proprio l’Atari
7800: una macchina eccezionale, con inclusa la cartuccia di Asteroids che per quanto mi riguarda
rimane uno dei migliori titoli arcade
di quella generazione e non solo. Ma per comprendere davvero la portata
dell’impatto di Bushnell e la sua azienda dobbiamo fare proprio come
l’idraulico baffuto della concorrenza giapponese, ovvero spiccare un balzo
molto più in là nel passato e atterrare nel 1972,
anno di fondazione di Atari e data significativa, perché diede inizio a tutto.
[ADV Atari 2600]
Lo fece nel segno di Pong. Da quel momento, il mondo non fu più
lo stesso. Stiamo parlando dell’iconica versione televisiva del ping pong, in soldoni, rigorosamente in
bianco e nero e che permetteva a due giocatori di sfidarsi colpendo una pallina
con le racchette, barrette bianche che si potevano muovere in verticale su un
asse predefinito per evitare di far finire la pallina sul limitare estremo
dello schermo, sinonimo di punto per l’avversario! Un gameplay minimalista come la sua grafica, ma che funzionò fin dal
primo giorno e persino i cabinati di Pong, leggendarie macchine mangia-soldi
che restituivano divertimento a ogni ora, ebbero il loro successo in quei
luoghi mitologici, oggi scomparsi ahinoi, chiamati Sale Giochi.
Ma Pong, che ebbe anche la sua
versione domestica tre anni dopo popolando i soggiorni delle case degli
americani con schiamazzi e urla disumane di agguerriti teenagers competitivi,
fu solo l’inizio del Mito che aleggia ancora oggi ruota attorno a Bushnell e ad
Atari: certo, non fu tutto rose e fiori e il processo per plagio che vide il
Pong di Atari alla sbarra con Magnavox
Odissey, produttrice di un gioco praticamente uguale uscito qualche mese
prima. Finì tra patteggiamenti, soldi scuciti a iosa e la consegna definitiva
alla storia del Pong di Bushnell, quello che ancora oggi giochiamo grazie a
riproduzioni fedeli nei musei del videogioco e nelle fiere di settore.
Ma la storia di Atari non può e
non deve essere connessa esclusivamente al ping pong da televisore: spaziando
tra console incredibilmente all’avanguardia per le epoche in cui furono
prodotte, e giochi magnifici che si innalzarono orgogliosamente nelle vesti di
termini di paragone per quelli che sarebbero venuti dopo, Atari trasformò l’industria del videogioco, nobilitandola se
vogliamo, perché da semplice intrattenimento fine a se stesso (niente più che
un hobby passeggero quando non si avevano fumetti da leggere o programmi
televisivi da subire passivamente) il
Videogioco divenne molto di più: una passione indomabile per i ragazzi e le
ragazze, oltre che un business di rilievo per imprenditori e industrie.
Prima abbiamo citato l’Atari
7800, uscito nel 1984 e destinato a
una battaglia impari contro il NES della Nintendo negli anni a venire, ma non
possiamo non citare la piccola grande rivoluzione apportata nel settore dal suo
padre putativo, quell’Atari 2600 che negli
ultimi anni è stato protagonista di miriadi di operazioni nostalgia, segno
tangibile, questo, del suo valore eterno, crocevia ideale tra le “vecchie”
console e la legione di otto, sedici e trentadue bit che avrebbe spopolato nei
decenni successivi: correva l’anno 1977,
la Preistoria del Videogioco in pratica, ma sono sicuro che se dico Breakout, Pitfall o Space Invaders
voi non cadrete al pero. Vero?
Atari, nel ventunesimo secolo, esiste ancora, anche se
in forme diverse e senza una console di riferimento: in un mondo dominato dal
triumvirato Xbox, Nintendo e Sony forse non troverebbe posto, chissà, ma la sua eredità è più viva che mai e noi
ce la teniamo ben stretta.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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