
di Simon Larocca
15/01/2026
Il mito del Vampiro affonda le radici, o forse dovremmo dire le sue fauci, nei tempi antichi, quando l’uomo non era altro che un selvaggio bipede timoroso della sua stessa ombra e il fuoco riscaldava l’interno di umide caverne, sollevando più dubbi su ciò che si celava nell’oscurità piuttosto che rischiarandone le pareti.
Bandai Namco, che in fatto di rivisitazioni in chiave moderna se ne intende abbastanza, nel 2019 decise di riprendere il carrozzone gotico del mondo dei succhiasangue reinventandolo con accezioni fortemente distopiche, ribaltando di fatto l’ordine luce/oscurità e regalando ai videogiocatori un’esperienza in cui classicità e originalità si fusero piuttosto bene. A distanza di quasi sette anni dalla perla di Bandai Namco Studios, ecco che finalmente ci apprestiamo a ritornare nel mondo grimdark e senza speranza, o quasi, dei creatori di God Eater: Code Vein 2 è stato ufficializzato in uscita il giorno 30 gennaio 2026 e dopo il tam tam mediatico degli ultimi mesi, le aspettative si sono alzate fino alle guglie dei neri palazzi che fanno da sfondo alla città in cui ci muoveremo.
Tuttavia, Code Vein 2 sembra voler rendere il ponte che lo collega al suo predecessore piuttosto sottile: le figure dei vampiri non sono più egida biotecnologica a cui appellarsi per poter sopravvivere, ma, a quanto visto, sembra che verranno reinterpretati come creature facenti parti di un lontano passato, dalle quali il mondo e l’umanità si sono via via discostati.
Fino ai giorni nostri, in cui il pianeta immaginato dai creatori del gioco è in rovina, popolato dai Redivivi, tra cui il protagonista che muoveremo, e gli umani: la comparsa della Luna Rapacis, un nome forse più adatto a una specie predatoria in natura che all’astro luminoso sopra le nostre teste, stravolgerà il già precario equilibrio esistente… così da far scorrere il sangue, parecchio sangue.
Sangue che non servirà solo come abbellimento grafico splatter per i palati più fini, perché costituirà il vero e proprio motore per la crescita e il sostentamento del personaggio principale. Essendo un gioco di ruolo votato all’azione più caotica e frenetica possibile, con miriadi di nemici sullo schermo e un sistema di combo perfezionato (così ci hanno promesso!) dal primo capitolo, Code Vein 2 sembra desideroso di calare i suoi assi proprio sotto il profilo della gestione in-game: prosciugare i nemici del nettare degli dei rosso per rimpolpare le forze vitali e le abilità che avremo a disposizione sarà fondamentale per padroneggiare le mosse, ma è nel sistema di dodge, contrattacchi e gestione delle skills che si farà la differenza tra la vita e la (non) morte.
Anche per quanto concerne la trama le novità non mancheranno: viaggiando tra passato e presente insieme alla coprotagonista Lou, tanto fascinosa quanto inquietante, il gameplay verrà influenzato pesantemente dalle scelte che faremo in un’epoca o l’altra, generando tutta una serie di svolte narrative che contribuiranno, poco ma sicuro, a dare un minimo di spessore a quello che si prospetta essere, in fin dei conti, un altro titolo sulla falsariga dei cruenti Dark Souls: combatti, muori, ritorna in vita, combatti, vinci e muori di nuovo, in un ciclo che gli amanti del genere conoscono molto bene.
Code Vein 2 inizialmente sarà disponibile su PC, Series X/S e ovviamente PlayStation 5: il comparto grafico è di primo livello con i suoi effetti ad altissima risoluzione, e gli scontri concitati visti negli ultimi trailer fanno sperare bene sulla resa finale: se manterrà le promesse, il nuovo action firmato Bandai Namco inaugurerà l’anno nuovo con il botto. Non ci resta che aspettare, per poter tornare finalmente nelle terre martoriate dove il valore del sacrificio, l’impronta della guerra e il sigillo della morte non sono solamente concetti o spauracchi per terrorizzare bambini, bensì un marchio da parte del destino, scritto con il sangue.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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