PowerGlove, il potere nelle tue mani con Nintendo

PowerGlove, il potere nelle tue mani con Nintendo

Eroi del tempo

di Simon Larocca

15/01/2026

Quanto vorrei averlo... Parole che tutti almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato e che mai come in questi giorni prossimi alle feste assumono forti connotazioni emotive, sia per i nostalgici come chi scrive che per coloro che, con bagaglio di figli al seguito, si apprestano a vivere le festività all’insegna degli ordini matti sul leviatano on line “amazzonico”. 

Ma torniamo per un attimo negli Anni Ottanta con la DeLorean, progettata dal cursore in stile Automan della nostra macchina del tempo personale chiamata mente: un mondo in cui non serviva avere una connessione per godere delle meraviglie che popolavano i nostri sogni più proibiti di nerd, periferiche fantascientifiche che a vederle in televisione ti facevano già sentire un supereroe tra i tuoi amici del cortile, pregustando i loro sguardi ammirati addosso. 

Una, in particolare, divenne subito un must per tutti noi: nel 1989 il Power Glove fu lanciato da Nintendo insieme a Mattel e così iniziò la storia di uno dei più ambiziosi progetti della casa di Kyoto e allo stesso tempo suo imperituro, glorioso fallimento.

Se avete avuto un’infanzia felice segnata da film memorabili, allora ricorderete la prima apparizione ufficiale del Guanto del Potere, così come lo chiamavamo noi ragazzi del cortiletto: “Il piccolo grande mago dei videogames”, nel quale il protagonista indossava proprio un Power Glove per sconfiggere l’avversario a Super Mario Bros 3, mostrato in anteprima anch’esso proprio in quell’occasione. 

Fin qui tutto bene, insomma: un lancio in pompa magna attraverso radio, spot pubblicitari che inneggiavano alla potenza tecnologica della periferica griffata grande N. Eppure le avanzate specifiche tecniche e le promesse di un innovativo modo di giocare riportate sulla scatola non combaciavano con l’effettiva messa in pratica dell’hardware a forma di guanto, purtroppo. Innanzitutto, la scomodità di utilizzo si rivelò la prima grande falla: molti cavi collegati alla console resero già di per sé complicato muovere a livello spaziale il guanto, per non parlare della criticità più rilevante e che, di base, doveva essere il primo problema da risolvere prima di metterlo sul mercato, ovvero la sensibilità.

Senza entrare troppo nel dettaglio ed eccezion fatta per il mignolo, a ogni dito corrispondeva un sensore che ne rilevava il piegamento, trasformando di fatto il movimento in un impulso che sarebbe andato a far interagire l’arto con i personaggi sullo schermo: ma mentre l’eroe del film esibiva un’abilità senza eguali con il Power Glove (immaginate Tony Stark alle prese con le sue armature), noi poveri esseri umani ci ritrovavamo a frustrarci malamente davanti a una risposta dei comandi a dir poco approssimativa.

Per usare un eufemismo gentile, oggi la definirei totalmente fuori sincrono come un cantante trap senza autotune e con la raucedine.

Eppure il problema in sé non fu la tecnologia, che per i tempi era assolutamente incredibile, bensì l’implementazione in una macchina che, per quanto amata alla follia da noi tutti fan ultraquarantenni, presentava i suoi limiti di hardware e il Power Glove, con un inconsapevole colpo di mano, perdonate il gioco di parole, li mise a nudo tutti quanti, uno a uno. Pensate che la maggior parte dei giocatori preferirono usare il joypad del Nes fedelmente riprodotto ad altezza del polso, il che è tutto dire. Leggenda vuole che molte persone ambidestre siano diventate mancine a furia di giocare in questa maniera scomoda, ma sono appunto solo leggende, favole per i figli di quei pionieri che comprarono il Power Glove sperando di diventare piccoli maghi dei videogames, e che invece si ritrovarono con un oggetto destinato a diventare di culto, oggi come ieri. Non più un guanto da indossare, ma lo status symbol di un’epoca dove non si temeva di puntare il dito indice verso il punto più alto all’orizzonte, senza temere, con ingenua incoscienza, che il sensore avrebbe potuto non rispondere alla forma del sogno.

author

Simon Larocca

Scrittore e socio di Retroedicola Video Club

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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